L’Unione Europea, da sempre in prima linea nella regolamentazione delle Big Tech, sta ora considerando modifiche che potrebbero indebolire la sua storica normativa sulla privacy: il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, meglio conosciuto come GDPR.

Con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai dati necessari per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in tutta la regione, la Commissione Europea ha pubblicato mercoledì una serie di proposte per una “strategia di semplificazione digitale”. Tra queste, figurano la riduzione di alcune tutele previste dal GDPR, come la semplificazione dei pop-up per il consenso ai cookie e il rinvio dell’introduzione di una regolamentazione specifica sull’IA.
Il GDPR è stato introdotto in Europa nel 2018 per offrire ai cittadini europei maggiore consapevolezza, controllo e potere su chi può accedere e utilizzare i loro dati personali. Questa normativa ha ispirato l’adozione di leggi simili in altre parti del mondo, tra cui la legislazione sulla privacy in California.
Se da un lato l’UE è stata pioniera nella regolamentazione tecnologica, dall’altro non sono ancora emersi veri concorrenti europei in grado di rivaleggiare con le aziende di intelligenza artificiale statunitensi e cinesi. Il blocco europeo ha subito pressioni sia dalle aziende tecnologiche americane sia dall’amministrazione Trump per alleggerire il carico normativo nella regione.
Negli Stati Uniti, la Casa Bianca sta spingendo per uno sviluppo senza ostacoli delle tecnologie di intelligenza artificiale. Durante l’estate è stato presentato un piano nazionale per l’IA che, tra le altre cose, prevede la rimozione di vincoli burocratici e regolamentazioni considerate troppo gravose.
In un comunicato stampa, la vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha definito le modifiche proposte al GDPR “un restyling con emendamenti mirati… che riflettono l’evoluzione della tecnologia”. L’obiettivo di queste misure, ha aggiunto, è incentivare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Un “attacco” ai diritti digitali europei?
Come sottolineato dalla Commissione nella proposta di mercoledì, gli Stati membri considerano il GDPR una normativa efficace ed equilibrata. Le modifiche vengono presentate come un modo per “armonizzare, chiarire e semplificare” l’applicazione del regolamento.
I difensori della privacy in Europa, però, la pensano diversamente. “Questa è la più grande minaccia ai diritti digitali degli europei degli ultimi anni”, ha dichiarato l’attivista austriaco Max Schrems, noto per le sue azioni legali contro Meta (ex Facebook) per violazioni della privacy. “Quando la Commissione afferma di ‘mantenere i più alti standard’, è chiaramente una dichiarazione errata. Propone invece di indebolire tali standard.”

Alcuni attivisti temono che le modifiche proposte al GDPR siano il segnale che l’UE stia cedendo alle pressioni delle Big Tech. Secondo Johnny Ryan, direttore dell’unità Enforce presso l’Irish Council for Civil Liberties, è improbabile che questi cambiamenti permettano all’Europa di competere davvero con Stati Uniti e Cina nel campo dell’IA.
“La proposta odierna della Commissione Europea di rivedere il GDPR rafforzerà il dominio dei colossi digitali statunitensi e cinesi, danneggiando startup e piccole e medie imprese europee”, ha affermato. “Il problema dell’Europa non è avere troppe regole su dati e IA, ma il fatto che queste regole vengono esaltate e poi non applicate.”
Secondo Schrems, la riforma proposta del GDPR sembra pensata soprattutto per eliminare gli ostacoli che potrebbero impedire alle aziende di IA di utilizzare i dati personali per i loro sistemi.
“L’intelligenza artificiale potrebbe essere una delle tecnologie più impattanti e pericolose per la nostra democrazia e società”, ha dichiarato. “Eppure, la narrazione della ‘corsa all’IA’ ha portato i politici a sacrificare proprio quelle tutele che avrebbero dovuto proteggerci dal vedere tutti i nostri dati finire in un grande algoritmo opaco.”



