L’Indonesia si prepara a vietare l’accesso ai social media per i minori di 16 anni, annunciando che impedirà a chiunque abbia meno di 16 anni di creare account su YouTube, TikTok, Facebook, Instagram, Threads, X, Bigo Live e Roblox. Secondo quanto dichiarato dal governo, le restrizioni entreranno in vigore dal 28 marzo e rimarranno attive fino a quando tutte le piattaforme non si adegueranno alla nuova normativa.
Il Ministro indonesiano per la Comunicazione e gli Affari Digitali, Meutya Hafid, ha spiegato che ci sono motivazioni “chiare” dietro questa decisione.
“I nostri figli sono esposti a minacce sempre più concrete”, ha dichiarato Hafid. “Dalla pornografia al cyberbullismo, dalle truffe online fino, soprattutto, alla dipendenza. Il governo interviene affinché i genitori non debbano più combattere da soli contro il gigante degli algoritmi.”
Dopo un’ispezione a sorpresa negli uffici di Meta Platforms a Giacarta, la capitale indonesiana, le autorità hanno affermato che Meta non stava rispettando pienamente le normative nazionali sulla moderazione dei contenuti, la disinformazione e il gioco d’azzardo online sulle sue piattaforme Facebook, Instagram e WhatsApp.
Un’ondata di restrizioni a livello globale
Decine di altri Paesi nel mondo — tra cui Stati Uniti, Canada, Germania e Brasile — hanno già vietato o stanno valutando il divieto dei social media per i minori di una certa età. Il motivo principale è che i ragazzi possono essere esposti a pornografia o altri contenuti sessualmente espliciti, oltre a scene di violenza.
Molti governi e associazioni per la sicurezza online sostengono che gli algoritmi che creano dipendenza possano danneggiare il cervello in fase di sviluppo dei più giovani, e che un uso precoce e frequente dei social possa portare a depressione, ansia e distacco dalla realtà.
Nel dicembre scorso, l’Australia ha vietato a chiunque abbia meno di 16 anni di avere account su TikTok, Facebook, Instagram, Threads, X, Snapchat, YouTube, Reddit, Kick e Twitch. Per l’Indonesia, che conta 286 milioni di abitanti — il quarto Paese più popoloso al mondo, con un quarto della popolazione sotto i 14 anni — adeguarsi a queste misure rappresenta una sfida enorme, soprattutto se si considera che l’Australia ha “solo” 27 milioni di abitanti.
Nel febbraio di quest’anno, anche la Spagna ha annunciato l’intenzione di vietare ai minori di 16 anni l’uso di app di messaggistica come TikTok, Instagram e X. In Francia si discute di vietare i social ai minori di 15 anni, con il presidente Emmanuel Macron che attribuisce ai social media parte della responsabilità per la violenza giovanile. Anche il Regno Unito sta valutando un divieto per gli under 16.
Negli Stati Uniti, invece, la situazione è molto frammentata e regolata da leggi statali diverse. In Florida esiste un divieto parziale per i minori di 14 anni, mentre California e New York stanno cercando di regolamentare i “feed che creano dipendenza”. Utah, Texas e Arkansas hanno tentato di introdurre l’obbligo del consenso dei genitori per i minori che vogliono aprire un account social.
I divieti violano i diritti dei minori?
Non mancano le critiche ai divieti totali, con molti che sostengono che obbligare le persone a dimostrare la propria età comporti la necessità di fornire dati personali sensibili e documenti, aprendo la strada a una “nuova era di sorveglianza di massa”, come sottolinea la giornalista Taylor Lorenz.
David Greene, consulente senior dell’organizzazione per la privacy digitale Electronic Frontier Foundation (EFF), ha espresso grande preoccupazione per la rapidità con cui le restrizioni su internet si stanno diffondendo a livello globale e per il fatto che vengano adottate senza un’adeguata riflessione critica.
Secondo Greene, queste restrizioni — sia che si tratti di un divieto totale sia di regole che richiedono il consenso dei genitori — violano i diritti dei giovani. “Anche se hanno meno di 18 o di 16 anni, i ragazzi hanno il diritto di accedere alle informazioni, di esprimersi e di associarsi”, ha dichiarato.
Greene ha inoltre sottolineato che obbligare gli utenti a dimostrare la propria età mette a rischio la privacy online, poiché richiede di sottoporsi a un processo di verifica.
“Questo comporta una raccolta di dati personali e, se si tratta di dati biometrici, si entra in una sfera estremamente intima e delicata”, ha spiegato Greene. “Si mette a rischio l’anonimato e, per alcune persone, la loro vita o la loro sicurezza potrebbero essere in pericolo se dovessero associare il proprio nome a ciò che dicono o ai contenuti che consultano online.”
La sicurezza dei minori come priorità?
Donna Rice Hughes, presidente e CEO dell’organizzazione per la sicurezza online dei minori Enough Is Enough, ha elogiato la “scelta proattiva” dell’Indonesia e di altri Paesi che stanno vietando ai minori di 16 anni l’accesso ai social media.
“Questi divieti dovrebbero essere uno stimolo per le piattaforme social e le altre aziende tecnologiche a implementare tecnologie più sicure fin dalla progettazione e strumenti di gestione parentale predefiniti, invece di lanciare sul mercato prodotti potenzialmente pericolosi per bambini e adolescenti senza le dovute precauzioni”, ha dichiarato Hughes.
Secondo Hughes, il fatto che le grandi aziende tecnologiche non abbiano agito correttamente fin dall’inizio le ha messe in una posizione difficile.
Hughes ha ricordato che le prime piattaforme social di grande successo negli Stati Uniti — come Facebook e MySpace — erano state pensate originariamente per studenti universitari e utenti adulti.
“Ora che in questi Paesi che stanno introducendo i divieti sono in gioco milioni di dollari di ricavi pubblicitari, forse le aziende tech daranno finalmente priorità alla sicurezza online dei minori”, ha concluso Hughes.
Come aggirare i divieti online
Le restrizioni, però, potrebbero essere molto difficili da far rispettare, visto che molti ragazzi imparano rapidamente come aggirarle. Le VPN, sempre più diffuse, permettono agli utenti di creare una connessione internet sicura e criptata che nasconde la posizione fisica.
Chiunque abbia un minimo di competenze tecnologiche può provare a eludere le restrizioni web del proprio Paese — come i divieti sui social — facendo credere di trovarsi in una nazione dove tali limiti non esistono.
Tuttavia, Thorin Klosowski, attivista per la sicurezza e la privacy presso l’Electronic Frontier Foundation, sottolinea che le VPN non sono una soluzione infallibile per superare le restrizioni su internet.
“Le VPN possono essere efficaci contro alcuni tipi di restrizioni, ma non contro tutte”, ha spiegato Klosowski in una precedente intervista. “Dipende molto dalla tecnologia utilizzata per la censura e dal livello a cui viene applicata. Alcuni governi bloccano persino l’accesso alle VPN.”
Per governi, genitori e aziende tecnologiche, il dibattito su come proteggere i minori online è tutt’altro che concluso.



